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Semi, carte, dadi, tarocchi: il linguaggio discreto dei giochi da tavolo
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Semi, carte, dadi, tarocchi: il linguaggio discreto dei giochi da tavolo

Semi, carte, dadi, tarocchi: il linguaggio discreto dei giochi da tavolo

Iconografia del gioco

Tra cuori, picche, pedoni e arcani, i giochi da tavolo mettono nelle nostre mani un linguaggio fatto di forme, colori e segni che riconosciamo quasi senza accorgercene.

Quando prendiamo in mano un mazzo di carte, un dado, una pedina, un pezzo degli scacchi, spesso pensiamo al regolamento del gioco.

Meno spesso ci fermiamo a osservare i segni che stiamo toccando.
Eppure, cuori e picche, pedoni e regine, numeri e simboli dei tarocchi, icone nei boardgame moderni sono parte di un alfabeto visivo che attraversa secoli e culture.

Questo articolo del ciclo Iconografia del gioco è dedicato proprio a questo linguaggio discreto: come è nato, che cosa suggerisce, come lo usiamo ancora oggi quando giochiamo, progettiamo, raccontiamo.

Cuori, picche, quadri, fiori: una grammatica nelle mani

I semi che conosciamo – cuori, quadri, fiori, picche – non sono nati tutti insieme.
Le carte da gioco arrivano in Europa con semi diversi (coppe, denari, bastoni, spade), che si evolvono nel tempo.

Nel XV secolo, il sistema francese consolida i semi moderni:

– cuori (cœurs)
– quadri (carreaux)
– fiori (trèfles)
– picche (piques)

Queste forme sono semplici da riconoscere, facili da stampare, abbastanza astratte da adattarsi a molti giochi diversi.
Nel tempo, diventano una grammatica condivisa: basta vedere un cuore rosso o una picca nera per sapere immediatamente in che “famiglia” siamo.

Dadi e pedine: numeri, passi, possibilità

Il dado è uno dei simboli più diffusi del gioco: un piccolo oggetto che porta sui suoi lati numeri, punti, combinazioni.
Ogni faccia è una possibilità, ogni lancio è un gesto che mette in moto il caso.

Le pedine, negli scacchi come nei giochi moderni, segnano la presenza di qualcuno su una mappa: un pedone, una regina, un meeple colorato.
Il modo in cui sono disegnate – astratte, figurative, realistiche o stilizzate – racconta qualcosa del tipo di esperienza che il gioco propone.

In molti percorsi di gruppo, usare dadi e pedine in modo metaforico permette di lavorare su temi come scelta, rischio, posizionamento, senza doverli affrontare subito in modo diretto.

Tarocchi: immagini che viaggiano tra gioco e visione

I tarocchi nascono in Italia tra Medioevo e Rinascimento come carte da gioco per le corti.
Accanto ai semi compaiono gli arcani maggiori, con figure come il Matto, il Mago, l’Imperatrice, la Ruota della Fortuna.

Queste immagini intrecciano iconografia religiosa e mitologica, allegorie morali e politiche, riferimenti astrologici e numerologici.
Nel tempo, il mazzo viene usato anche per pratiche di introspezione e divinazione, diventando un archivio di simboli su cui proiettare storie, domande, possibilità.

Oggi, per chi facilita percorsi, le carte – tarocchi tradizionali o mazzi ispirati – possono diventare strumenti di narrazione: ogni immagine offre un appiglio visivo per parlare di passaggi, scelte, trasformazioni.

Plance e scacchiere: mappe per muoversi insieme

La scacchiera, con le sue 64 caselle chiare e scure, è una delle immagini più riconoscibili al mondo: una griglia che parla di ordine, alternanza, equilibrio fra contrasti.

Nei boardgame moderni, le plance diventano mappe di città, mondi, reti, percorsi: ogni casella, esagono o area di colore rappresenta un possibile movimento, una scelta, una relazione.

Usare plance in contesti di lavoro e formazione significa offrire al gruppo una mappa metaforica: un modo per rendere visibili ruoli, flussi, priorità in forma giocabile, sperimentabile, meno minacciosa di un organigramma rigido.

Iconografie dei boardgame moderni: quando il simbolo accoglie

Nei giochi da tavolo contemporanei, l’iconografia è una parte fondamentale del design: simboli per azioni, risorse, costi; colori per distinguere zone, ruoli, stati; forme coerenti con il tema.

Una buona iconografia:

– rende il gioco più leggibile anche a chi non condivide la stessa lingua
– riduce la fatica cognitiva, lasciando energia per scegliere e cooperare
– aumenta la sensazione di essere dentro al mondo di gioco

Per chi progetta percorsi, materiali didattici o strumenti di facilitazione, questo è un campo fertile: ogni icona scelta comunica qualcosa su come vediamo le persone che partecipano e il ruolo che diamo al loro gioco.

Dai segni ai percorsi: usare questo “alfabeto” nei gruppi

Guardare semi, dadi, tarocchi, plance e icone come un linguaggio condiviso ci permette di progettare esperienze più chiare e gentili.

Possiamo:

– scegliere simboli semplici, coerenti, riconoscibili
– dichiarare il significato dei segni che usiamo, invece di dare per scontato che “tutti sappiano”
– ascoltare come le persone leggono questi simboli, per aggiornare le nostre scelte in modo inclusivo

Se vuoi ripensare il set di simboli che usi nei tuoi percorsi – dal singolo laboratorio a un intero programma formativo – possiamo costruire insieme una piccola costellazione visiva che parli davvero del tuo modo di lavorare.
Scrivimi se vuoi scoprire insieme da dove iniziare
📩 elena@lunaitinerante.it | 344 017 0573

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