15 Apr Laboratori pratici di gestione del conflitto e avvicinamento alle dinamiche di ascolto generativo.
LABORATORIO ESPERIENZIALE
Un solo silenzio (una sola parola) trasformano l’agire quotidiano.
Un percorso che parte dall’analisi di contesto, introduce concetti teorici e consente di sperimentare soluzioni in un luogo protetto.
Nei contrasti quotidiani, dove idee e bisogni si sfiorano, si nasconde un fare possibile. Una scelta diversa sul modo di organizzare il lavoro, un tempo chiesto in famiglia, un dettaglio su cui non siamo d’accordo: sono micro-incroci preziosi, in cui la relazione può allargarsi invece di chiudersi. Quando restano freschi, questi incroci sono come un bivio in mezzo al sentiero: possiamo fermarci, guardarli insieme, trovare un passo che includa entrambi.
Accade spesso però che quel bivio venga oltrepassato in fretta. Restano non detti, piccole frasi che non escono, sospiri trattenuti, pensieri che scorrono veloci nella testa ma non trovano spazio nella voce. Giorno dopo giorno, questi non detti si appoggiano l’uno sull’altro e formano una montagna che sembra sempre più intricato scalare. Il contrasto iniziale, che poteva essere un punto di contatto, si ispessisce; a un certo punto, basta un dettaglio per far esplodere tutto in conflitto.
Quando questo succede, le voci si sovrappongono e il corpo si contrae: il respiro sale, le spalle si irrigidiscono, il diaframma si chiude. Nessuno si sente veramente visto, nessuno sente di aver vinto qualcosa. Il conflitto non è “capitato”: ci siamo arrivati a piccoli passi, ogni volta che abbiamo rimandato il momento di dare forma a quel contrasto.
Questo percorso nasce per tornare a stare nei contrasti quando sono ancora attraversabili, prima che diventino montagne. Lo fa attraverso un ascolto generativo che riavvia il gesto – incarnato – verso una relazione rinnovata.
«Ho bisogno di silenzio come te che leggi col pensiero.»
Alda Merini
Dal contrasto all’ascolto generativo
L’ascolto generativo è un ascolto che non corre a rispondere, ma si ferma a lasciare che le parole dell’altro risuonino nel proprio corpo. È un ascolto che riconosce l’attrito come qualcosa da esplorare, non da evitare; che accoglie l’emergere di emozioni, senza giudicarle subito come giuste o sbagliate.
Per poter ascoltare così, serve un gesto semplice e complesso insieme: sospendere il giudizio. Quel giudizio rapido che si affaccia appena l’altro parla – “sta esagerando”, “non ha capito”, “non è logico” – è una scorciatoia che il cervello attiva per proteggersi. Se rimane l’unico criterio, però, chiude lo spazio alla possibilità di incontrarsi davvero. Imparare a riconoscere il giudizio mentre nasce, e poggiarlo un momento sullo sfondo, permette di sentire che cosa sta succedendo sotto la superficie.
In questo spazio sospeso, ci accorgiamo che il contrasto non chiede per forza un vincitore. Chiede, piuttosto, di essere guardato da vicino: quali bisogni ci sono qui? quali esperienze stanno parlando attraverso di noi? cosa desidera emergere, prima che la montagna cresca?
Domande maieutiche, errori che insegnano, silenzi che aprono
Qui la facilitazione maieutica diventa una compagna di viaggio. Invece di proporre soluzioni dall’esterno, lavora con domande aperte che aiutano a far emergere ciò che è già presente: “Che cosa è importante per te in questo punto?”, “Che cosa non hai ancora detto e può alleggerire questa montagna?”. Non è un lavoro teorico: è il gruppo stesso che, passo dopo passo, impara a formulare domande che aprono invece di chiudere.
Nel percorso c’è spazio anche per gli errori. Un’espressione uscita male, una reazione più forte del previsto, un momento in cui ci accorgiamo di aver alzato la voce o di esserci ritirati di colpo. Invece di archiviarli con imbarazzo, li consideriamo materiali di lavoro: segnali utili per capire dove ci irrigidiamo, dove i non detti si accumulano, dove possiamo trovare un passaggio più morbido. Ogni errore diventa una possibilità di apprendere, di mettere in dialogo quello che il corpo ha fatto “da solo” con ciò che, col tempo, desideriamo fare in modo più consapevole.
In questa alternanza, silenzio e parola non sono opposti. Il silenzio è la soglia in cui ci fermiamo a sentire: ciò che accade in noi, ciò che percepiamo negli altri, la qualità dello spazio condiviso. La parola è il passo che segue: esce quando è pronta, quando ha trovato nel corpo un appoggio stabile. Un solo silenzio, una sola parola, possono cambiare la direzione di una conversazione, alleggerire una montagna di non detti, aprire possibilità che prima sembravano invisibili.
Quattro incontri, un’ora alla volta, diventano così un laboratorio in cui portare la propria quotidianità – famiglia, lavoro, gruppi – e sperimentare modi diversi di stare nei contrasti, prima che diventino conflitti.
A chi si rivolge
Questo percorso si rivolge a chi desidera portare più chiarezza nei passaggi quotidiani in cui il confronto si fa delicato: in famiglia, nei gruppi, nel lavoro, nelle relazioni che contano.
- • a chi sente che alcuni contrasti fanno trattenere il respiro;
- • a chi desidera allenare un modo di ascoltare più presente, meno automatico, più aperto a ciò che sta emergendo;
- • a chi cerca uno spazio protetto in cui fare esperienza, senza dover “sapere già” come si fa.
Non sono richieste competenze pregresse. È sufficiente la disponibilità a fermarsi, osservare e lasciarsi accompagnare dentro un lavoro pratico, rispettoso e non giudicante.
Informazioni pratiche
– 18 maggio,
– 8 giugno,
– 22 giugno 2026
25062 Concesio (BS)
Quota di partecipazione: 120 euro per l’intero percorso di 4 incontri oppure 100 euro per iscrizioni entro il 25 aprile. I posti sono limitati per mantenere un clima raccolto, attento e capace di offrire spazio di ascolto a ciascuna persona presente.
Per iscriverti puoi compilare il modulo online:
Modulo di iscrizione al percorso “Un solo silenzio”
Per domande o dubbi puoi scrivermi a elena@lunaitinerante.it, così scegliamo insieme la forma più adatta per te.
Questo laboratorio nasce dentro L’Una Itinerante, uno spazio di cura, ascolto e creatività dedicato a chi desidera portare più presenza nelle proprie relazioni.
A cura di Elena Clementi · L’Una Itinerante
Facilitatrice Maieutica® – Operatrice Metodo ALF® di Luciana Landolfi
No Comments