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Sperimentare le dimensioni dell’umano – Parte quinta
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Sperimentare le dimensioni dell’umano – Parte quinta

L’alternanza di un accorgersi

La scorsa settimana 5 giorni super intensivi di incontri e di aula come discente e partecipante attiva al contempo.
Massima attenzione anche dovuta alla lingua straniera (che non è proprio un cara amica).

“Un linguaggio diverso è una visione diversa della vita”

Federico Fellini

Fin dal primo giorno questa affermazione mi ha accompagnato lungo un duplice binario che faceva arrivare la potenza dell’esperienza:
– la lingua straniera che ha un’articolazione molto diversa dall’italiano, per certi versi più asciutta e funzionale ad uno degli obiettivi del training, andare dritti al sodo senza perdersi in chiacchiere. Una rotaia che già dalla prima giornata ha fatto risuonare le parole “fate attenzione a quello che dico, non a quello che non dico” aprendo un varco alla mia già fervida immaginazione.
– l’apprendimento di un metodo straordinario (per me è tale) – solo vagamente sperimentato anni fa in un incontro di HR Manager – che consente di dare vita a un modello “che parla”, che tutti possono vedere, che fa emergere ciò che non si vede, che permette alla profondità di essere portata alla luce, scoprendo nuove parti di sè e degli altri, dissolvendo barriere.

A tutto questo si è aggiunto un terzo elemento, la relazione con gli altri partecipanti e presenti.
14 + 1 (il mio) linguaggi differenti perchè rappresentazione di altrettante vite.

Ritornata “alla realtà” dopo una immersione in 48 ore di studio e pratica in 5 giorni e una giornata di lavoro interlocutoria, la necessità dirompente di stare nella natura per “lasciare e riprendere”.

A qualcuno è capitato? dopo un periodo “dentro”, “E quindi uscimmo a riveder le stelle” come scriveva Dante.

In un gioco di dentro e fuori che spesso inganna.

Dopo un periodo immerso nella mente, nella formazione, nella creazione di connessioni concrete tra informazioni tornare alla natura, al suo silenzio, ai suoi suoni. Io sono andata a camminare dapprima vicino (alla mia zona di comfort) e poi un po’ oltre (grazie Lucilla Rizzini – PCC Coach)

Quanto ci accorgiamo dei nostri bisogni? Quanto permettiamo loro di emergere?

“[…] Benedici perciò tutti i rapporti, e considera ciascuno di essi come qualcosa di speciale e di formativo di Chi Sei, e adesso scegli di essere. […] Qui sta il paradosso di tutte le relazioni umane. Non avete nessun bisogno di un particolare altro individuo perchè possiate sperimentare appieno Chi Siete e d’altra parte, senza un altro, non siete nulla” da Conversazioni con Dio di Neale Donald Walsch

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