23 Mar Dadi, astragali e piccoli rischi quotidiani
Quando un piccolo oggetto che cade sul tavolo ci ricorda che non tutto è nelle nostre mani.
I dadi sono oggetti familiari: li usiamo per avanzare su una plancia, per decidere chi comincia, per introdurre un po’ di sorpresa.
Molto prima dei dadi cubici, molte culture usavano gli astragali, piccoli ossi di animale, per giochi, sorteggi e pratiche divinatorie.
Alcuni erano incisi con segni, lettere, nomi di divinità.
A volte venivano lanciati per giocare.
Altre volte per interrogare il futuro, o per cercare un responso.
Lanciare e lasciare andare
Il gesto è lo stesso: lanciare, guardare, attendere.
Nel momento del lancio, qualcosa esce dal nostro controllo.
Il risultato non dipende solo dalla nostra volontà.
Questo gesto, ripetuto, può diventare:
– una pratica di affidamento (piccola, concreta)
– un modo per riconoscere che l’incertezza fa parte della vita
– un’occasione per osservare come reagiamo quando il risultato non è quello che avevamo sperato
Non è necessario trasformare ogni lancio in un rito.
Basta notare che il gioco ci offre, in forma quasi invisibile, la possibilità di stare con il non prevedibile.
Un utilizzo delicato nei gruppi
In un percorso di gruppo, dadi e sorteggi possono essere usati per:
– distribuire la parola
– scegliere l’ordine degli interventi
– introdurre pause o cambi di ritmo
Accanto a questo, è importante mantenere sempre la libertà di dire no, di tirarsi indietro, di scegliere un’altra strada.
Il caso può entrare nel lavoro solo se non toglie spazio al consenso.
Portare il caso con cura
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