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Giocare nel Medioevo e nel Rinascimento: tra piazza, taverna e altare
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Giocare nel Medioevo e nel Rinascimento: tra piazza, taverna e altare

Giocare nel Medioevo e nel Rinascimento: tra piazza, taverna e altare

Iconografia del gioco

Immagini di gioco che attraversano strade, libri di preghiera e sale nobiliari, per raccontare come le persone si sono incontrate attorno a un tavolo, a una palla, a un mazzo di carte.

Quando pensiamo al Medioevo, spesso lo immaginiamo come un tempo severo, fatto di penitenza e dovere.
Eppure, se ci avviciniamo alle immagini che ci sono rimaste, scopriamo qualcosa di diverso.

In margini di manoscritti, in miniature e affreschi, troviamo monaci che giocano a mosca cieca, bambini che tirano palle di neve, persone che si sfidano a scacchi o a dadi.
Il gioco è presente.
A volte al centro della scena, a volte sui bordi, come una nota che accompagna il resto.

Tra Medioevo e Rinascimento, l’iconografia del gioco ci mostra piazze, taverne e persino spazi sacri attraversati da tavoli, carte, pedine, corpi in movimento.
Non per condannare o celebrare, ma per registrare come le persone abitano il proprio tempo.

Giochi nei margini: risate accanto alle preghiere

Una delle scoperte più sorprendenti è la presenza di immagini di gioco proprio nei libri di devozione, come i libri d’ore.

Nei margini delle pagine appaiono:

– monaci che si rincorrono bendati
– bambini che giocano con la neve
– figure che si sfidano a giochi di tavoliere

Chi leggeva quelle pagine incontrava, accanto alle preghiere, tracce di vita quotidiana.
Il gioco entra così in dialogo con la dimensione spirituale, non per svalutarla, ma per ricordare che anche la serietà convive con momenti di leggerezza.

Oggi possiamo guardare quei margini come piccoli spazi di respiro:
un promemoria che anche nelle giornate dense è possibile ritagliare momenti di gioco, di pausa, di contatto.

Piazze e taverne: il gioco come specchio sociale

Con il passare dei secoli, le scene di gioco si spostano sempre di più in piazze, cortili e taverne.
Tra Rinascimento ed età moderna vediamo uomini e donne intorno a tavoli con carte, dadi, scacchi, spesso accompagnati da sguardi attenti, gesti rapidi, mani che indicano.

Il gioco diventa:

– uno spazio per incontrarsi
– un terreno dove si intrecciano alleanze, tensioni, dinamiche di fiducia
– un pretesto per stare insieme, condividendo tempo e attenzione

In molte immagini, le persone non sono etichette morali.
Sono corpi, volti, mani che gestiscono denaro, carte, fiches.
Possiamo scegliere di non leggere queste scene solo come “vizi”, ma come tentativi di dare forma a bisogni e desideri: riconoscimento, sorpresa, relazione.

I Bari di Caravaggio: sguardi, mani, segnali

Tra le immagini più note del gioco nel Rinascimento avanzato c’è I Bari di Caravaggio.

Tre figure attorno a un tavolo:

– un giovane assorto nelle carte
– un giocatore che nasconde una carta dietro la schiena
– un complice che osserva e fa segni

Il centro della scena non è solo il mazzo.
Sono gli sguardi, le mani, i piccoli segnali che passano tra i personaggi.
Chi guarda il quadro viene invitato a notare:

– la concentrazione del giovane
– la discrezione del gesto che nasconde la carta
– l’intesa silenziosa tra i due bari

Questa immagine è stata letta spesso come ammonimento morale contro l’inganno e il gioco d’azzardo.
Possiamo anche vederla come uno studio sulla fiducia: chi mi siedo accanto al tavolo?
Con chi condivido il mio gioco, le mie informazioni, i miei rischi?

Bambini, cortili, giochi semplici

Accanto alle sale da gioco e ai tavoli dei nobili, tante opere di questo periodo mostrano bambini che giocano nei cortili, per strada, nelle case.
Palle, cerchi, giochi di gruppo: scene che ci ricordano che, anche in epoche segnate da regole rigide e gerarchie, il tempo del gioco trova comunque un varco.

Osservare queste immagini oggi può essere un invito a:

– riconoscere l’importanza di spazi informali di gioco anche nel lavoro e nelle organizzazioni
– permettere a bambini e adulti di avere luoghi in cui sperimentare senza giudizio immediato
– riportare in vita cortili, sale, corridoi come spazi di relazione ludica

Altari, simboli, limiti

In alcune immagini, il gioco appare accanto a figure sacre o in contesti religiosi, a volte in chiave di ammonimento.
Carte e dadi possono essere rappresentati come oggetti che portano verso eccessi, perdite, vuoti.

Anche qui, possiamo scegliere uno sguardo non giudicante.
Queste opere registrano una tensione reale: da un lato il desiderio di leggerezza, dall’altro la paura che il gioco travolga altre dimensioni della vita.

Questa tensione è presente anche oggi:

– quando sentiamo che non c’è tempo per giocare
– quando temiamo che il gioco diventi fuga
– quando facciamo fatica a trovare una misura

Guardare a queste immagini può aiutarci a parlare di limiti, non come confini rigidi, ma come accordi che proteggono ciò che per noi è importante.

Un invito per il presente

Tra margini di manoscritti, tavoli di taverna e tele di Caravaggio, il gioco nel Medioevo e nel Rinascimento ci racconta che:

– le persone cercano momenti di incontro
– il gioco può diventare luogo di cura, di rischio, di discussione
– la stessa attività può essere vista come pericolo o come risorsa, a seconda del contesto

Portare queste immagini nel presente può aprire conversazioni in famiglia, a scuola, nei team di lavoro:

– dove entra il gioco nelle nostre giornate?
– in quali spazi ci sentiamo autorizzati a giocare?
– quali forme di gioco ci sostengono, e quali invece ci appesantiscono?

Se senti che il tuo gruppo, la tua organizzazione o la tua comunità stanno cercando un modo per ripensare il rapporto con il gioco, possiamo disegnare un percorso su misura, partendo proprio da queste immagini.

Scrivimi se vuoi scoprire insieme da dove iniziare
📩 elena@lunaitinerante.it | 344 017 0573

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