24 Gen Sperimentare le dimensioni dell’umano – Parte seconda
Camminando lungo la riva del lago, ecco comparire questo striscione che dà risposta a un interrogativo che mi ero posta.

L’#indagine parte sempre da una #domanda (espressa o tacita).
Fare domande è cruciale per risolvere (anche) celermente situazioni o per ottenere chiarimenti circa temi o compiti non del tutto compresi.
Non esistono domande sbagliate (probabilmente alcuni di voi dissentiranno da questa affermazione ed è comprensibile) perchè tutte le domande ricevono la loro risposta.
Piuttosto, bisogna prendersi il #tempo e porre #cura per fare la domanda #migliore, quella che va verso la direzione auspicata.
Se in una riunione in cui si parla della difficoltà di raggiungere un #risultato, non c’è nessuno che nel #verbale pone la domanda (si ok, ma qual è la #scadenza? entro quando devono essere consegnati gli esiti delle azioni intermedie? chi è #responsabile di questo #task o chi ha il compito di #coordinare le attività) come è possibile arrivare all’obiettivo?
Non è valida la risposta: noi / io ce l’abbiamo sempre fatta.
Io aggiungo: a che prezzo? essere #efficaci perchè si è raggiunto un risultato senza considerare tutto quello che ci sta intorno rende purtroppo miopi circa quanto è stato speso in termini di risorse – non necessariamente economiche – ma di sicuro di tempo, benessere di sè, dei collaboratori, della famiglia
#Efficienza è iniziare ad #accorgersi.
Far domande è essenziale ce lo dice #Plutarco già nel I secolo d.C. nell’arte di #ascoltare (e di #tacere) “[…] schiena dritta e postura composta, occhi rivolti a chi parla e atteggiamento vivamente interessato, viso che abbia un’espressione chiara, da cui non traspaiono soltanto supponenza o fastidio, ma anche pensieri e occupazioni di altra natura. E’ come in ogni #opera d’#arte, dove il #bello è il risultato di una #convergenza quasi #matematica di svariati #fattori, dettata da proporzioni e armonia, mentre il brutto scaturisce di colpo dalla mancanza di uno qualsiasi di essi, ovvero da una loro eccedenza incongruente, [….]”
L’arte di far domande ha come insindacabile premessa l’arte di ascoltare, sempre Plutarco ci dà un’indicazione importante sul #come: “ci sono altri, poi, convinti che, mentre all’oratore tocca un lavoro da compiere, l’ascoltatore non debba fare nulla. Credono sia giusto che il primo debba presentarsi previa meditazione e preparazione, mentre loro possono piombare spensierati e ignari del proprio dovere e mettersi comodi, esattamente come se arrivassero per cena. Felici loro, mentre gli altri a faticare: perchè se ha un compito finanche il convitato dabbene, figurarsi il bravo ascoltatore!
Egli infatti dev’essere partecipe della discussione e #collaborare con il relatore […]. Se ciascuno bada al suo, nelle parole c’è una certa #coordinazione tra chi parla e chi ascolta, come se si trattasse di #giocare a palla, dove chi la riceve deve muoversi coordinato a chi la lancia”.
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