08 Feb Sono l’intelligenza umana, l’eterna apprendista principiante
Da alcuni anni leggo e interpreto testi che mi piacciono grazie alla “spinta gentile” di Luciana Landolfi che mi ha dato l’opportunità di superare un’altra asticella (A questo link la mia prima esperienza in occasione della presentazione pubblica del suo libro al Giornale di Brescia, Nunzia Vallinihttps://lnkd.in/dpkYNHk8 – la seconda un incontro pubblico organizzato nel 2020 in cui il sindaco Emilio Del Bono ha consegnato la targa “Vittoria Alata” alla poetessa “che, con i suoi pensieri e con la sua poesia, ci ha aiutato a guardare al futuro con speranza e a gettare lo sguardo oltre il dramma”).
Aver fatto un corso di dizione (e doppiaggio) ha aiutato un po’ (non praticando qualche strafalcione è rimasto), tuttavia le emozioni, la sua presenza e il pubblico potevano risultare un ostacolo insormontabile!
Eppure…
Come dice Walter Klinkon in un suo post “Io: chi ha paura di parlare in pubblico?
Si alzano varie mani, indico una persona e gli dico di salire a spiegare perché…
Lui sale.
Fine della storia.
Morale: la maggior parte delle persone non ha paura di parlare in pubblico, ma semplicemente non sa quanto vale.
Ps. Se avesse avuto veramente paura, non sarebbe salito!”
Ed ecco il motivo dell’intro di questo testo.
Spesso pur essendo super preparate (in particolare noi donne per tutto un bagaglio che ci portiamo dietro “in aggiunta”) ci sentiamo eterne apprendiste e consentiamo ai PNA e alla paura di prendere il sopravvento, non sperimentare e stare sulla soglia del conosciuto.
Ci sono molti modi per superare quella soglia, grazie all’aiuto di coach o attraverso il gioco serio o altri metodi. Bisogna imparare ad affidarsi. A sperimentare.
“La sfida è ascoltare te stessa: se qualcosa ti farà paura, probabilmente è la cosa giusta da fare”, Chiara Ferragni, si è proprio così. E’ un’esperienza da vivere per scoprire cosa c’è al di là oppure come scrive Bronnie Ware raccontando alcune storie di chi ha accompagnato nel fine vita “Avere il coraggio di essere se stessi, e non chi si aspettano gli altri, richiede tantissima forza e sincerità. Ma la richiede anche giacere sul letto di morte e ammettere che vorresti aver agito in modo diverso”
Ecco, se siamo qui, oggi, abbiamo la possibilità di accorgercene “un po’ prima” e agire.
Io propongo la strada del gioco serio, abbassa le barriere razionali e fa andare a sondare nella conoscenza profonda e nascosta per far emergere e conoscere la migliore versione di sè (qualunque professione abbiamo scelto). Per farlo è necessario iniziare ad osare.
Vi lascio con una poesia tratta da “Dimmi che ti amo”. Perchè la bellezza, checchè se ne dica, salva.
Lucilla Rizzini – PCC CoachSilvia Preti
Fabrizio FaracoAndrea RomoliPer Kristiansen
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