16 Apr Ogni secolo ha guardato una parte — quella che mancava sempre era la stessa
Prova a immaginare una linea del tempo: epoche diverse scorrono, ma in ogni scena il corpo e il gioco restano spesso sullo sfondo.
Nel mondo antico il sapere era intrecciato a gesti, arti, pratiche comunitarie; con l’Illuminismo si afferma una fiducia enorme nella ragione astratta e nella misurazione. La Rivoluzione Industriale porta questa logica nella fabbrica e poi negli uffici: tempo segmentato, compiti ripetuti, corpi organizzati intorno alle macchine. In tutto questo, l’esperienza diretta, la lentezza, il gioco vengono progressivamente spostati ai margini della vita “produttiva”.
(Illich I., Descolarizzare la società, 1971)
Nel Novecento, voci come Ivan Illich hanno criticato un sistema educativo che separa l’apprendere dal fare e dall’esplorazione spontanea. Le competenze di cui abbiamo più bisogno — presenza, collaborazione, pensiero critico, immaginazione — nascono proprio da quelle esperienze che non entrano facilmente in una tabella. Autori come Ken Robinson hanno messo in luce come la scuola e il lavoro rischino di orientarsi solo all’efficienza misurabile, trascurando la dimensione creativa e corporea.
(Robinson K., Out of Our Minds, 2011)
Oggi, nell’epoca digitale, il rischio è un’ulteriore accelerazione: tutto può essere ottimizzato, automatizzato, reso più veloce. Ma cresce anche il desiderio di luoghi in cui tornare interi, di pratiche in cui la mente non sia separata dal corpo e dalla creatività. La facilitazione può diventare uno di questi spazi: un contesto in cui la parte cognitiva, quella corporea e quella immaginativa sono tutte invitate al tavolo, con pari dignità.
(Harari Y.N., Homo Deus, 2015)
In quale punto di questa linea del tempo ti riconosci di più, e quale pezzo — corpo, gioco, esperienza diretta — senti il bisogno di reintrodurre nel tuo modo di lavorare oggi?
Vuoi creare spazi di facilitazione in cui tutte le parti siano al tavolo?
Scrivimi a elena@lunaitinerante.it o chiamami al 344 017 0573: possiamo iniziare da una conversazione.
Nota bio-verbale
In questo testo uso immagini di “linea del tempo”, “tavolo” e “invito”: attenuano l’idea di giudizio storico e personale. Parole come “ombra”, “margini”, “luoghi” danno forma a ciò che può essere riportato al centro, riportando la metafora al centro della scena. Anche raccontare la storia da più punti di vista aiuta il corpo a sentirsi parte di una visione più ampia.
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