20 Apr Dal cortile al quadro: quando il gioco entra nell’arte “alta”
Momenti di gioco che escono dalla soglia di casa e entrano nei musei, invitandoci a prendere sul serio ciò che prima sembrava solo svago.
Per molto tempo, l’arte “alta” si è concentrata su temi sacri, mitologici, storici.
Eppure, tra Rinascimento e epoche successive, iniziano a comparire sempre più spesso scene di gioco quotidiano: taverne, cortili, tavoli con carte, giochi da tavolo, bambini che giocano.
Questo passaggio è importante:
– il gioco, che prima era sfondo, diventa soggetto
– ciò che accade a un tavolo da gioco viene considerato degno di attenzione
– il gesto di giocare entra nella memoria collettiva attraverso la pittura
Quando un artista sceglie di dipingere una partita a carte, una gara, un gioco di bambini, sta dicendo che quel momento ha peso, ha densità, merita di essere visto e ricordato.
Dare spazio al gioco nelle nostre storie
Oggi possiamo fare una scelta simile nei nostri contesti:
– dare spazio a momenti di gioco nei racconti aziendali
– prevedere tempi di sperimentazione non solo come bonus, ma come parte del lavoro
– riconoscere il valore del gioco nella formazione e nella trasformazione
Portare il gioco al centro del racconto
Se vuoi che il gioco non resti solo ai margini, ma diventi parte riconosciuta delle storie che racconti come professionista o organizzazione, possiamo progettare insieme narrazioni e pratiche coerenti.
Scrivimi se vuoi scoprire insieme da dove iniziare
📩 elena@lunaitinerante.it | 344 017 0573
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