22 Apr Ascolto generativo
LABORATORIO ESPERIENZIALE
Ascolto generativo: ascoltare non per rispondere, ma per comprendere.
Un tempo per rallentare il riflesso della replica e aprire uno spazio più vivo nel dialogo.
Ci sono conversazioni in cui, mentre l’altro parla, una parte di noi è già altrove. Sta preparando la replica, sta raccogliendo prove per confermare la propria idea, oppure si sta difendendo in anticipo da qualcosa che teme di sentire. In quei momenti, l’ascolto c’è solo in apparenza: il corpo è presente, ma la nostra attenzione sta correndo in avanti.
Questo modo di stare nel dialogo alimenta i passaggi sospesi. L’altro percepisce che non c’è spazio reale per quello che porta: abbrevia, sorvola, lascia fuori i pezzi più delicati. Noi facciamo lo stesso, e così il confronto si impoverisce, in un gioco di specchi in cui tutti parlano e quasi nessuno si sente davvero accolto. .
L’ascolto generativo lavora proprio qui. Sposta l’attenzione dal bisogno di rispondere al desiderio di comprendere. Non è un ascolto passivo, non ci limitiamo a scaricare informazioni: l’atto diviene un gesto attivo, corporeo. Quando ascoltiamo in questo modo, accade una cosa semplice e radicale: smettiamo per un momento di difendere la nostra posizione e ci apriamo a ciò che sta cercando di emergere tra noi.
“Parla solo quando le tue parole sono più belle del silenzio.”
Khalil Gibran
Sospendere il giudizio
Per ascoltare davvero, spesso serve un gesto semplice e difficile insieme: mettere tra parentesi il giudizio immediato. Non cancellarlo, ma non lasciargli occupare tutta la scena. È così che il dialogo torna a respirare.
Non significa rinunciare alle proprie idee, ma smettere di appiccicare subito etichette a ciò che ascoltiamo (“esagera”, “non è razionale”, “non ha capito”). È come mettere il giudizio su una mensola, sapendo che potremo riprenderlo più avanti. Nel frattempo, ci permettiamo di sentire: che effetto fa nel corpo ascoltare queste parole? che cosa mi tocca, cosa mi disturba, cosa mi risuona?
Nel percorso, questo non resta un’idea astratta: diventa un’esperienza da vivere, attraverso semplici scambi in cui ciascuno si accorge di come ascolta e di come si sente ascoltato. A poco a poco, emergono piccole differenze: una pausa in più prima di intervenire, una domanda che apre invece di chiudere, un silenzio in cui l’altro si sente autorizzato ad aggiungere ancora qualcosa. Tutto questo aiuta a sentire come cambia una conversazione quando non corriamo subito alla risposta.
Ascoltare in questo modo non “risolve” tutti i conflitti, e non cancella le differenze. Ma cambia la qualità del terreno su cui il dialogo avviene. I contrasti non vengono spinti sotto il tappeto: diventano visibili, nominabili, lavorabili. E spesso, quando questo accade, la montagna di non detti inizia a scioglersi come neve al sole.
A chi si rivolge
A chi sente che nelle conversazioni importanti vorrebbe restare più presente e meno automatico.
- • a chi lavora con persone e desidera migliorare la qualità dell’ascolto nei gruppi;
- • a chi si accorge di rispondere spesso troppo presto;
- • a chi vuole fare esperienza di un ascolto più aperto, concreto e corporeo.
Un passo indietro, per vedere il filo
Questo articolo apre una delle soglie del percorso. Se vuoi vedere il disegno complessivo, puoi partire dall’articolo di presentazione.
Informazioni pratiche
– 18 maggio,
– 8 giugno,
– 22 giugno 2026
25062 Concesio (BS)
Quota di partecipazione: 120 euro per l’intero percorso di 4 incontri oppure 100 euro per iscrizioni entro il 25 aprile.
Questo laboratorio nasce dentro L’Una Itinerante, uno spazio di cura, ascolto e creatività dedicato a chi desidera portare più presenza nelle proprie relazioni.
A cura di Elena Clementi · L’Una Itinerante
Facilitatrice Maieutica® – Operatrice Metodo ALF® di Luciana Landolfi
No Comments