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Soft skills: le competenze che tutti cercano e pochi coltivano davvero
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Soft skills: le competenze che tutti cercano e pochi coltivano davvero

Soft skills: le competenze che tutti cercano e pochi coltivano davvero

Perché le competenze più richieste si sviluppano nel modo più insolito

Sfoglia qualsiasi annuncio di lavoro — dal primo impiego al ruolo dirigenziale.

Tra i requisiti trovi quasi sempre le stesse voci: capacità di lavorare in team, problem solving, adattabilità, comunicazione efficace.

Competenze ricercate in modo sistematico. Competenze che raramente vengono coltivate in modo altrettanto sistematico.

La grammatica del lavoro

Le soft skills vengono definite “trasversali” perché attraversano tutti i ruoli, tutti i settori, tutti i livelli. Sono la grammatica del lavoro — quella che permette alle competenze tecniche di esprimersi davvero.

Eppure il sistema formativo tradizionale le ha a lungo trattate come contorno: cose che si imparano per osmosi, nell’esperienza, nella vita.

Tuttavia l’esperienza da sola non basta.

Carol Dweck, psicologa di Stanford, ha mostrato con decenni di ricerca che la crescita delle capacità — cognitive, relazionali, creative — non avviene semplicemente attraverso l’accumulo di esperienza. Avviene quando all’esperienza si accompagna riflessione intenzionale: la capacità di guardare ciò che è accaduto, estrarne significato, e portare quella comprensione nel passo successivo.

Senza questo passaggio, si ripetono gli stessi schemi — anche con grande esperienza alle spalle.

Come si sviluppa una competenza trasversale

Le soft skills non si apprendono leggendo una slide.
Si sviluppano facendo qualcosa — e poi riflettendo su ciò che si è fatto.

David Kolb, con il suo modello del ciclo dell’apprendimento esperienziale (1984), ha descritto questo processo con precisione: l’apprendimento autentico attraversa quattro fasi — esperienza concreta, osservazione riflessiva, concettualizzazione, sperimentazione attiva.

Saltare una di queste fasi non è un’ottimizzazione. È una perdita.

Questo spiega perché i percorsi più efficaci per le competenze trasversali non assomigliano a lezioni frontali: assomigliano a laboratori. Spazi in cui si sperimenta, ci si confronta, si riflette insieme, e si porta qualcosa di concreto nella propria realtà quotidiana.

Il ruolo del corpo nell’apprendimento

C’è un aspetto dello sviluppo delle competenze trasversali che spesso rimane fuori dalla conversazione: il ruolo del corpo.

La ricerca in embodied cognition — sviluppata tra gli altri da George Lakoff e Mark Johnson — mostra che i processi cognitivi non avvengono solo nella testa. Sono profondamente radicati nell’esperienza corporea, nel movimento, nel gesto.

Questo significa che coinvolgere le mani e il corpo nell’apprendimento non è un accessorio creativo. È una via di accesso a forme di comprensione che il solo ascolto o la sola lettura non raggiungono.

Le competenze che si sviluppano attraverso il fare rimangono. Perché il corpo le ricorda.

La domanda per chi vuole sperimentarsi

Pensa a una competenza trasversale che sai di avere — quella che emerge naturalmente quando sei al meglio di te.

Come l’hai sviluppata? Attraverso quali esperienze è diventata disponibile in modo affidabile?

E pensa a una competenza che vuoi coltivare.
Qual è l’esperienza concreta che può farti fare un passo avanti?

Scrivimi se vuoi esplorare percorsi esperienziali che coltivano le tue competenze trasversali.
📩 elena@lunaitinerante.it | 344 017 0573


Una nota sul linguaggio di questo articolo

Il vocabolario italiano è ampio. Questo articolo ha scelto crescita, sviluppo, allenamento — perché il linguaggio con cui descriviamo il nostro potenziale orienta già la direzione in cui ci muoviamo.

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