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Giocare, to play, to game: quando le parole aprono mondi
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Giocare, to play, to game: quando le parole aprono mondi

Giocare, to play, to game: quando le parole aprono mondi

Iconografia del gioco

Giocare, to play, to game: quando le parole aprono mondi

“Giocare” sembra una parola semplice. Se la guardiamo accanto a play, game, jouer, spielen, ludere, scopriamo invece un territorio molto ricco.

In italiano, diciamo giocare per molte cose: giocare a palla, giocare a scacchi, giocare con un bambino, giocare una carta, giocarsi la reputazione.
In inglese, invece, troviamo to play e to game.

In francese, jouer e jeu.
In tedesco, spielen e Spiel.
In latino, ludere e ludus.

Ognuna di queste parole apre un campo semantico leggermente diverso.
In questo articolo del ciclo Iconografia del gioco ti propongo di attraversare questi campi con calma, per capire:

– cosa intendiamo davvero quando diciamo “giocare”
– cosa rischiamo di perdere o di guadagnare quando traduciamo
– come le lingue modellano il nostro modo di pensare il gioco

“Giocare” in italiano: un mantello ampio

In italiano, giocare copre:

– gioco libero (giocare al parco)
– giochi con regole (giocare a carte, a calcio)
– performance (giocare una parte a teatro)
– suonare uno strumento (anche se usiamo più spesso “suonare”)
– metafore (giocarsi una carta, giocare d’azzardo, giocarsi tutto)

Il sostantivo gioco può indicare:

– l’attività (il gioco come fenomeno)
– un singolo episodio (una partita)
– un oggetto (un gioco, nel linguaggio quotidiano)

Questa ampiezza è una ricchezza, ma può creare ambiguità quando ci confrontiamo con lingue che distinguono di più.

Inglese: play / game

In inglese:

play indica un modo di agire: giocare, suonare, recitare, improvvisare
game indica un sistema strutturato: regole, obiettivi, esiti

Huizinga, in Homo Ludens, usa “play” per parlare del gioco come fenomeno culturale ampio, che attraversa diritto, guerra, arte, linguaggio.
Caillois parla di play e di diversi tipi di giochi (games) che ne incarnano vari aspetti (agon, alea, mimicry, ilinx).

Per molti game designer contemporanei:

play è l’esperienza del giocatore, la libertà dentro una struttura
game è la struttura: regole, confini, meccaniche

In questo senso, potremmo dire che in inglese play si avvicina al nostro “giocare”, mentre game si avvicina a “partita, gioco con regole”.

Francese: jouer / jeu

In francese:

jouer significa giocare, recitare, suonare, in modo simile a play
jeu è il gioco, ma anche gioco di parole (jeu de mots), gioco di scena (jeu de scène)

Come in italiano, la stessa radice copre:

– gioco dei bambini
– gioco degli attori
– gioco del linguaggio

Huizinga e Caillois, scrivendo in olandese e francese, lavorano proprio con questa famiglia di parole, dove il gioco è allo stesso tempo attività, forma e modalità di relazione.

Tedesco: spielen / Spiel

In tedesco:

spielen significa giocare, recitare, suonare
das Spiel è il gioco in senso ampio (partita, spettacolo, margine di movimento, “gioco” tra elementi)

Spiel può indicare:

– un match (eine Partie Schach)
– uno spettacolo teatrale (Theaterspiel)
– un margine di movimento (Spielraum)

Qui il gioco è molto legato all’idea di spazio: uno spazio dove muoversi, provare, recitare.

Latino: ludere / ludus

Il latino ludus è una parola‑ponte:

– significa gioco
– indica la scuola (luogo dell’apprendimento)
– può riferirsi a rappresentazioni, spettacoli, gare

Da ludus derivano parole come ludico, allusione, preludio.
Huizinga sceglie Homo Ludens per sottolineare che il gioco (non solo il lavoro) è al cuore della cultura: il gioco come modo di fare mondo, non solo come svago.

Rischi e possibilità nelle traduzioni

Quando traduciamo “giocare” in to play o to game, possiamo:

– impoverire il campo (se riduciamo tutto a “game” inteso come sistema di regole)
– arricchirlo (se distinguiamo tra play/giocare e game/gioco strutturato)

Allo stesso modo, quando usiamo “gioco” in italiano, possiamo:

– chiarire se parliamo di play (atteggiamento, esplorazione)
– o di game (struttura, regole, punteggio)

Per il lavoro che fai, questa distinzione può diventare preziosa:

– nei tuoi workshop ci sono momenti di play (libertà, esplorazione) e momenti di game (strutture, strumenti)
– esplicitare questa differenza può aiutare chi partecipa a orientarsi e sentirsi più libero

Se vuoi, possiamo costruire insieme un piccolo glossario “bio‑verbale” di parole sul gioco da usare in tutti i tuoi materiali.

Scrivimi se vuoi scoprire insieme da dove iniziare.
📩 elena@lunaitinerante.it | 344 017 0573

Fonti ispiratrici

– J. Huizinga, Homo Ludens.
– R. Caillois, Man, Play and Games.
– B. Sutton‑Smith, The Ambiguity of Play.
– H.G. Gadamer, Verità e metodo (sezioni sul gioco).
– Analisi su “gioco/partita” e differenze lessicali.

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