14 Set Quando il linguaggio cambia il modo di stare nel gioco
Le parole che scegliamo sono parte dell’esperienza tanto quanto le regole o i materiali.
Dire “facciamo un gioco” o dire “facciamo un esercizio” non è la stessa cosa.
Dire “facciamo un esperimento” o “facciamo un rituale” attiva aspettative diverse.
Gli studi sul framing mostrano che:
– il modo in cui presentiamo un’attività influisce su come le persone la vivono
– chiamare “gioco” qualcosa che, per chi partecipa, è legato a valutazioni o rischio, può generare tensione
– chiamare “esercizio” qualcosa che ha spazio di esplorazione può ridurne la vitalità
Autori come Gadamer, riflettendo sul gioco, suggeriscono che il gioco è anche qualcosa che accade a noi: entriamo in un movimento che ha forma propria.
Usare un linguaggio bio‑verbale, attento, può significare:
– spiegare cosa intendiamo con “gioco” in quel contesto
– dare alle persone la possibilità di dire come si sentono con quella parola
– scegliere insieme il vocabolario che fa sentire più a casa
Piccoli esperimenti di linguaggio nei gruppi
Possiamo testare formule diverse (“esperimento”, “prova”, “gioco”, “rituale”) e osservare come cambia il modo di stare delle persone, per poi scegliere insieme quelle più adatte.
Scrivimi se vuoi scoprire insieme da dove iniziare.
📩 elena@lunaitinerante.it | 344 017 0573
Fonti:
– Gadamer, riflessioni sul gioco e sul linguaggio.
– Sutton‑Smith, The Ambiguity of Play (retoriche del gioco).
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