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Giocare per crescere: immagini che educano senza parole
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Giocare per crescere: immagini che educano senza parole

Giocare per crescere: immagini che educano senza parole

Iconografia del gioco

Da cortili e salotti dipinti a scuole e nidi di oggi: cosa ci dicono le immagini di bambine e bambini che giocano sul modo in cui pensiamo all’apprendimento.

In molte opere d’arte, i bambini che giocano occupano un posto speciale.
A volte sono al centro, a volte sullo sfondo di scene più ampie.

Giocano con palle, cerchi, carrelli, bambole.
Si rincorrono, imitano gli adulti, inventano mondi.

Queste immagini sono più che scene “tenere”: sono finestre sul modo in cui una società vede l’infanzia, l’educazione, la cura.

Oggi sappiamo, grazie a psicologia e pedagogia, che il gioco è una via naturale per imparare, elaborare emozioni, costruire relazioni.
Mettere in dialogo queste ricerche con le immagini ci permette di ritrovare un filo continuo, dall’arte antica ai nidi e alle scuole di oggi.

Bambini in gioco nell’arte: non solo decorazione

In molti dipinti europei del Settecento e dell’Ottocento, i bambini che giocano compaiono in giardini, salotti, cortili.
Non sono solo accessori: spesso esprimono idee precise sull’infanzia.

Alcuni quadri mostrano bambini impegnati in giochi che imitano attività adulte: piccoli maestri, piccoli soldati, piccole figure di corte.
Altri invece li mostrano assorbiti in giochi spontanei: bolle di sapone, rincorse, travestimenti.

Queste scene anticipano riflessioni che troveremo in autori come Rousseau, Piaget, Vygotskij: l’idea che l’infanzia sia un tempo con bisogni e linguaggi propri, e che il gioco sia uno di questi linguaggi privilegiati.

Gioco simbolico: quando una sedia diventa un treno

La pedagogia del Novecento ha guardato con attenzione al gioco simbolico: quel momento in cui un bambino usa un oggetto per rappresentarne un altro – una sedia‑treno, un bastone‑cavallo.

Piaget lo legge come passaggio fondamentale nello sviluppo del pensiero: attraverso il far finta, il bambino assimila la realtà e la rielabora.
Vygotskij aggiunge che, nel gioco di finzione, il bambino entra in una zona in cui può sperimentare ruoli e competenze leggermente oltre le proprie capacità, sostenuto da contesto e relazioni.

Quando vediamo in un quadro o in una foto bambini che giocano alla scuola, ai negozi, ai viaggi, possiamo leggere:

– non solo imitazione, ma esplorazione di significati
– non solo ripetizione, ma tentativi di trovare posto nel mondo

Questo vale anche oggi, ogni volta che un bambino trasforma un oggetto in qualcos’altro.

Gioco come mediatore tra dentro e fuori

Chi lavora con bambine e bambini sa che il gioco è spesso un mediatore prezioso tra ciò che succede “fuori” e ciò che si muove “dentro”.

Nel gioco, emozioni e pensieri possono:

– prendere forma in storie
– spostarsi su pupazzi, personaggi, oggetti
– diventare visibili e condivisibili

Ricerche recenti e manuali pedagogici sottolineano come il gioco possa aiutare a elaborare paure, cambiamenti, conflitti, proprio perché permette di mettere a distanza e riorganizzare l’esperienza.
Le immagini storiche di gioco – dipinti, incisioni, fotografie – ci mostrano questo movimento da secoli, anche se non veniva ancora nominato in questi termini.

Scuole e nidi: ambienti che parlano di gioco

Oggi, quando entriamo in un nido o in una scuola dell’infanzia, possiamo guardare gli spazi anche come iconografie contemporanee del gioco:

– angoli morbidi
– tappeti per costruzioni
– tavoli bassi per manipolare
– materiali aperti che invitano a esplorare

Le ricerche pedagogiche mostrano come l’organizzazione dello spazio influenzi l’esperienza di gioco e quindi le possibilità di apprendimento, relazione, autoregolazione.

Guardare queste scelte con la stessa cura che riserviamo ai quadri storici ci aiuta a riconoscere il valore delle decisioni quotidiane di educatrici, insegnanti, famiglie.

Un invito a vedere il gioco come alleato educativo

Quando pensiamo all’apprendimento, rischiamo ancora di immaginarlo come qualcosa che accade solo seduti, fermi, in silenzio.

Le immagini di bambini che giocano, antiche e contemporanee, ci invitano invece a riconoscere che:

– il gioco è già un modo di pensare
– il gioco è già un modo di relazionarsi
– il gioco è già un modo di imparare

Questo vale nei nidi, nelle scuole, a casa, ma anche nei contesti adulti: team, comunità, organizzazioni.
Se ti interessa portare il gioco come alleato consapevole nei tuoi contesti educativi o di lavoro, possiamo progettare insieme percorsi che tengano conto di corpi, spazi, immagini e parole.
Scrivimi se vuoi scoprire insieme da dove iniziare
📩 elena@lunaitinerante.it | 344 017 0573

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