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Quando il linguaggio cambia il modo di stare nel gioco
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Quando il linguaggio cambia il modo di stare nel gioco

Quando il linguaggio cambia il modo di stare nel gioco

Lessici del gioco

Le parole che scegliamo sono parte dell’esperienza tanto quanto le regole o i materiali.

Dire “facciamo un gioco” o dire “facciamo un esercizio” non è la stessa cosa.
Dire “facciamo un esperimento” o “facciamo un rituale” attiva aspettative diverse.

Gli studi sul framing mostrano che:

– il modo in cui presentiamo un’attività influisce su come le persone la vivono
– chiamare “gioco” qualcosa che, per chi partecipa, è legato a valutazioni o rischio, può generare tensione
– chiamare “esercizio” qualcosa che ha spazio di esplorazione può ridurne la vitalità

Autori come Gadamer, riflettendo sul gioco, suggeriscono che il gioco è anche qualcosa che accade a noi: entriamo in un movimento che ha forma propria.

Usare un linguaggio bio‑verbale, attento, può significare:

– spiegare cosa intendiamo con “gioco” in quel contesto
– dare alle persone la possibilità di dire come si sentono con quella parola
– scegliere insieme il vocabolario che fa sentire più a casa

Piccoli esperimenti di linguaggio nei gruppi

Possiamo testare formule diverse (“esperimento”, “prova”, “gioco”, “rituale”) e osservare come cambia il modo di stare delle persone, per poi scegliere insieme quelle più adatte.

Scrivimi se vuoi scoprire insieme da dove iniziare.
📩 elena@lunaitinerante.it | 344 017 0573

Fonti:
– Gadamer, riflessioni sul gioco e sul linguaggio.
– Sutton‑Smith, The Ambiguity of Play (retoriche del gioco).

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