05 Giu Il gioco come spazio di parola senza parole
Quando costruzioni, pupazzi e finzioni diventano frasi, pensieri, racconti che il corpo e gli oggetti portano fuori.
Molte ricerche mostrano che, per bambine e bambini, il gioco simbolico e di ruolo è una forma di linguaggio a tutti gli effetti.
Attraverso il gioco si rimettono in scena eventi vissuti, si provano ruoli nuovi in un contesto protetto, si esprimono emozioni che non hanno ancora parole.
In alcune immagini storiche e contemporanee vediamo bambini intenti a giochi complessi con figure, case, scenari: piccoli mondi in cui avvengono cose importanti.
Non sappiamo che cosa si stiano dicendo, ma possiamo intuire che lì succede qualcosa che conta.
Il gioco come strumento di ascolto
Per chi educa o accompagna, il gioco può diventare:
– uno strumento di ascolto: che cosa succede nel gioco, quali temi ricorrono?
– un mezzo per co‑costruire storie nuove
– una risorsa anche in percorsi di sostegno, terapia, consulenza
Questo richiede tempo, disponibilità a rimanere accanto senza interpretare subito, fiducia nel fatto che non tutto debba passare per il linguaggio verbale.
Dare spazio alla parola non verbale
Se vuoi valorizzare il gioco come spazio di parola non verbale nei tuoi percorsi educativi, scolastici o di supporto psicologico, possiamo co‑progettare strumenti e ambienti adatti.
Possiamo partire dai giochi e dai materiali che già usi, chiedendoci quali possibilità di espressione aprono e quali invece restano chiuse.
Progettare con il gioco
Scrivimi se vuoi scoprire insieme da dove iniziare
📩 elena@lunaitinerante.it | 344 017 0573
Fonti:
– Articoli su gioco simbolico, creatività e sviluppo.
– Materiali sul gioco come mediatore tra realtà interna ed esterna.
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