20 Lug Mondi che si aprono: l’iconografia dei videogiochi
Da una piccola icona a schermo fino a interi paesaggi digitali: come i videogiochi costruiscono mondi che possiamo abitare con il nostro sguardo, le nostre scelte, il nostro tempo.
Quando entriamo in un videogioco, non entriamo solo in una storia o in un sistema di regole.
Entriamo in un mondo visivo: icone, colori, paesaggi, personaggi che ci orientano e, allo stesso tempo, ci chiedono di prendere posizione.
Cuori che indicano la vita, barre colorate, mappe, puntini, simboli sopra le teste dei personaggi, avatar che ci rappresentano, città immaginarie ispirate a quadri famosi: tutto questo è parte dell’iconografia dei videogiochi.
In questo articolo del ciclo Iconografia del gioco guardiamo ai videogiochi come a spazi visivi complessi che possono anche diventare luoghi di calma, esplorazione e cura.
Cuori, barre, mappe: la lingua delle interfacce
La HUD (Head‑Up Display) è il sistema di elementi che, a schermo, ci dice come sta il nostro personaggio, dove siamo, cosa possiamo fare.
Spesso include barre di vita, indicatori di energia, mappe, minimappe, icone di obiettivi e percorsi.
Questi segni ci permettono di leggere il nostro stato senza parole, prendere decisioni (rallentare, curarsi, cambiare percorso) e vivere un equilibrio tra dramma e dato: sentire che “sta succedendo qualcosa”, ma anche sapere cosa fare.
Città digitali e avatar
Molti videogiochi costruiscono città, paesaggi, ambienti ispirati a opere d’arte, architetture, luoghi reali.
Ogni strada, ponte, scala è pensata per guidare o sorprendere; la luce, i colori, la distanza tra gli elementi creano un certo clima emotivo; il paesaggio diventa un compagno di viaggio, non solo uno sfondo.
L’avatar è il personaggio che ci rappresenta nel gioco.
Studi su avatar e identità mostrano che molte persone proiettano parti di sé in queste figure, sperimentando diverse espressioni di genere, modi di muoversi e di apparire, ruoli e poteri con cui non hanno contatto nella vita quotidiana.
Icone che pensano alle persone
Le icone nei videogiochi non servono solo a “fare stile”.
Devono essere leggibili anche per chi ha difficoltà con certi colori, neutre o inclusive rispetto al genere, al corpo, alle abilità, coerenti con il tono del gioco.
Chi si occupa di UI/UX nel gaming lavora perché i segni siano comprensibili a colpo d’occhio, gentili con chi guarda, allineati con l’esperienza desiderata.
Gli stessi principi possono ispirare i nostri strumenti di lavoro: slide, canvas, materiali, app interne.
Iconografie gentili: i cozy games
Negli ultimi anni, molti giocatori hanno cercato videogiochi che offrono spazi di calma: i cosiddetti cozy games.
Estetiche morbide, palette tenere, simboli orientati alla cura più che alla performance, ritmi lenti e sfide relazionali contribuiscono a creare mondi che invitano a respirare, non a correre.
Sono scelte che possono ispirare anche chi progetta percorsi di cura, formazione, accompagnamento: che tipo di “temperatura emotiva” vogliamo creare con i segni che usiamo?
Portare queste immagini nel lavoro
Se ti interessa usare iconografie ispirate ai videogiochi per costruire mondi di apprendimento, workshop o ambienti digitali più calmi e accoglienti, possiamo immaginare insieme simboli, mappe e avatar adatti al tuo contesto.
Scrivimi se vuoi scoprire insieme da dove iniziare
📩 elena@lunaitinerante.it | 344 017 0573
Fonti ispiratrici:
– Articoli su HUD, barre vita e interfacce nei videogiochi.
– Studi su controller, icone e semiotica nel game design.
– Riflessioni su arte e videogiochi.
– Studi su avatar e identità.
– Analisi su cozy games e design per la calma.
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