30 Giu Le mani sanno
Quando siamo bambini, costruiamo prima di capire. Prendiamo in mano un oggetto, lo giriamo, lo trasformiamo. Poi arriva la scuola, poi il lavoro, e a un certo punto le mani smettono di essere strumenti di pensiero per diventare strumenti di esecuzione.
Ma le mani non dimenticano. Sanno ancora tutto quello che la mente non ha chiaro come mettere in ordine.
Il corpo pensa. Non solo reagisce.
Nelle organizzazioni si parla molto di strategia, visione, obiettivi. Poco di quello che succede mentre si lavora con le mani: il momento in cui costruire qualcosa — anche qualcosa di semplice — sblocca un pensiero che le parole non riuscivano a raggiungere.
Non è un dettaglio metodologico. È qualcosa che riguarda la biologia umana. Siamo esseri che pensano con il corpo — e quando togliamo al corpo la possibilità di partecipare, togliamo anche una parte della nostra intelligenza.
Quante volte hai avuto un’intuizione non mentre stavi pensando, ma mentre stavi facendo qualcosa con le mani? Cucinando. Riparando qualcosa. Disegnando un appunto durante una riunione.
Esistono contesti — nei team, nelle organizzazioni, nella vita di comunità — in cui rimettere le mani al centro del processo non è un gioco. È un modo per accedere a intelligenze che altrimenti restano mute.
Quando hai costruito qualcosa con le mani l’ultima volta — al lavoro, non a casa?
Se non riesci a ricordarlo, forse vale la gioia chiedersi cosa si è perso nel frattempo.
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