25 Giu L’errore che insegna
In molti ambienti di lavoro, sbagliare è ancora qualcosa da nascondere. Si usa energia per coprire gli errori, per trovare responsabili, per costruire narrazioni che li rendano meno visibili. Il risultato è che si spreca ciò che l’errore potrebbe offrire: una direzione, un’indicazione, un punto di partenza.
Eppure ogni errore porta con sé una quantità di informazioni preziose che nessun dato di performance può restituire.
Non si impara dagli errori. Si impara riflettendo sugli errori.
La differenza è enorme. Un errore ignorato, minimizzato o trasformato in colpa non insegna nulla. Un errore esaminato con curiosità — senza giudizio, con attenzione a cosa è successo davvero — apre porte che il successo non avrebbe mai aperto.
Le organizzazioni che crescono in modo sano non sono quelle che non sbagliano. Sono quelle che hanno sviluppato la capacità di stare dentro l’errore, di guardarlo, di usarlo. Dove i momenti di riflessione collettiva dopo un insuccesso sono altrettanto preziosi di quelli dopo un successo.
Esistono pratiche — come la retrospettiva facilitata — che creano esattamente questo spazio: un luogo in cui il gruppo può guardare indietro senza difendersi, e guardare avanti senza negarsi la verità di ciò che è stato.
Nell’ultimo anno, c’è stato un errore — tuo o del tuo team — che ha insegnato qualcosa di vero? L’avete davvero guardato, o l’avete archiviato?
La risposta dice molto sul tipo di cultura in cui si lavora.
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